Come ben sappiamo la rete internet è aperta a tutti e in essa si può trovare e fare di tutto: dall’informazione, alla gestione e condivisione di materiali, alla vendita e acquisto di prodotti, etc etc… Nel dietro le quinte di ciò che una persona qualunque può visualizzare in rete vi sono gli utenti stessi, che possono plasmare e creare i contenuti del web. Ma non sono gli unici a contribuire alla creazione di questo mondo virtuale. Vi sono infatti anche i “tecnici del web”, se così si può dire, ovvero coloro che realizzano strumenti che permettono e indirizzano l’usabilità della rete. Si fa riferimento, tra i più conosciuti, a Google, Facebook, Twitter, e via dicendo.

Detto ciò è bene e importante sottolineare la continua innovazione a cui è soggetto il web, che può probabilmente basarsi sul meccanismo di grande apertura della rete nei confronti di qualsiasi tipologia di utente e sull’idea di “democrazia digitale”; per la quale internet sarebbe caratterizzato da una dimensione sociale che implica una partecipazione attiva. Ciò fa si che nessuno sia del tutto invulnerabile e che chiunque possa da un giorno all’altro passare ad essere dal “grande colosso di internet” ad un “secondo arrivato”. Questo si è già sperimentato con l’avvento dei social network – tra cui ad oggi conosciutissimi e usatissimi Facebook e Youtube – che hanno cambiato il modo di comunicare, relazionarsi ma anche di “fare mercato” e pubblicità. Fino a qualche anno fa nessuna impresa avrebbe immaginato di poter fare pubblicità e ottenere contatti da una pagina di un social network, oggi invece è la nuda e creda verità.

E domani cosa ci aspetta? Nessuno può dirlo né anticiparlo con estrema certezza. Ciò che ad oggi si sa con certezza è che la rete internet è aperta a tutti e offre miliardi di possibilità – immaginate, immaginabili ed inimmaginabili – . Ed è proprio offrendo le stesse possibilità a chiunque che la rete può evitare un monopolio assoluto di pochi (si può al massimo parlare di “monopolio momentaneo ed effimero”). Da qui, inoltre, la certezza che “mode e costumi” nell’usabilità di internet sono dettati da coloro che realmente usano la rete e i suoi  strumenti, ovvero gli utenti, e non da coloro che invece li forniscono.

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