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Semantica, semantica, semantica. È un po’ la moda del momento: sembra che tutto quello che è semantico debba in qualche modo essere bello, vincente. Tim Berners-Lee, papà del web, vorrebbe trasformare tutta Internet in un universo semantico: difficile che ci riesca, ma è indubbio che la tecnologia in questo campo abbia compiuto negli ultimi tempi degli importanti passi in avanti.

Che cos’è un motore semantico?Il problema è che spesso, troppo spesso forse, la parola semantica viene usata per descrivere quanto semantico non è. In altri casi se ne sanciscono invece le doti terapeutiche per qualsiasi problema, di aziende o di privati: “C’è chi la vede come una soluzione miracolosa” spiega Marco Varone, presidente e CTO di Expert System, azienda italiana impegnata da anni nel settore, “mentre altri la definiscono l’ennesima moda che tra poco sarà passata”.

Secondo Varone, per l’uomo comune la ricerca semantica significa un passo in avanti significativo: certo non è perfetta, poiché “le sfumature del linguaggio sono infinite”, ma consente comunque di “semplificare la gestione della conoscenza non strutturata”. Se da una parte ci sono i database, che si manipolano con le tecnologie informatiche tradizionali, dall’altro ci sono i giornali, i documenti, i libri: “Sono risorse non immediatamente accessibili: difficile cercare al loro interno rapidamente, difficile avere accesso con semplicità ai concetti chiave”.
La ricerca semantica può colmare questa lacuna, può consentire una “interazione immediata” con i contenuti sfruttando un linguaggio simile al parlato: “non devo imparare ad usarla, ed è possibile ottenere per le mie ricerche risultati più precisi e più ricchi”.

Ma che cos’è in effetti la ricerca semantica? Per Varone “è un tentativo di superare quelli che sono i limiti della tecnologia che l’hanno preceduta”, vale a dire i motori di ricerca tradizionali (sintattici, come quasi tutti quelli presenti su Internet) che si preoccupano unicamente di “censire” le parole che ci sono all’interno di un testo – le keyword – senza in alcun modo tentare di determinare il contesto in cui queste parole vengono utilizzate. “Ciò tuttavia implica che quando devo andare a cercare certe informazioni devo usare le stesse identiche parole che sono state usate nel documento originale” dice Varone.

La ricerca semantica tenta di invece di avvicinarsi al meccanismo di apprendimento umano: il lettore non memorizza le singole parole, bensì tenta di sviluppare una “mappa cognitiva” che gli consenta di estrarre il significato di quanto sta leggendo. Occorre quindi “analizzare il testo in maniera molto simile a quanto fanno le persone, interpretando il significato logico delle frasi e tentando di carpirne il significato dal contesto”. Gli esempi possibili sono innumerevoli: “La parola titolo – chiarisce Varone – si riferisce al titolo di un articolo o ad un BOT?”.

Un procedimento di apprendimento complesso, soprattutto per un computer, e solo di recente la tecnologia si è evoluta al punto da renderlo possibile: ma si tratta di una attività che richiede investimenti e capacità, in cui è difficile improvvisare. In realtà quelli della ricerca semantica, dice Varone, sono “obiettivi ambiziosi”: occorreranno forse altri 10 anni per consentire lo sviluppo di una tecnologia di ricerca semantica in grado di divenire pervasiva e orizzontale. Allo stato attuale consente di offrire strumenti per compiti precisi: categorizzare la posta elettronica, effettuare ricerche ristrette a settori specifici della conoscenza.

“Oggi non è pensabile un motore di ricerca per tutto il web come Google – prosegue Varone – ma per alcuni settori, quando il problema non è troppo complesso e ci si limita ad un contesto specifico, è possibile implementare soluzioni che consentono di guadagnare tempo e ottenere risultati migliori”. Non si tratta neppure di un meccanismo sempre utile o sempre necessario. In alcuni casi, come quando si provi a cercare un personaggio famoso su un motore di ricerca tradizionale, gli attuali risultati sono già più che affidabili: “Se scrivo Britney Spears su Google è evidente che cerco lei e il sito più popolare che la riguarda”.

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