tsu

Fino ad ora nessuno ci aveva ancora provato. Forse qualcuno ci aveva pensato. Poi alla fine è arrivato lui, Tsu e le cose sono cambiate.

Sono passati sei mesi dal lancio di Tsu e ad oggi il neonato social network (è di questo che stiamo parlando, di un social, un altro…ancora!) conta altre 2 milioni di iscritti.

Ma perché qualcuno (l’Evacuation Complete per essere precisi) ha deciso di investire in un altro social network? Cos’ha Tsu di diverso da quelli già presenti in rete? Qual è la sua ragione di vita? In effetti, qualcosa di singolare questo social ce l’ha.

Come sempre accade per le new entry, anche questa volta non sono mancate le polemiche tra entusiasti sostenitori e scettici detrattori: basta fare un rapido giro nelle rete per leggere i commenti, ma questo è del tutto irrilevante dal momento che si tratta di prassi.

È pur vero che la “formula” adottata da Tsu è piuttosto atipica, se non addirittura unica nel panorama di riferimento. Ma cerchiamo di entrare nel dettaglio e vediamo di spiegare come funziona Tsu.

 

[bctt tweet=”#Tsu: il #socialnetwork dalla formula atipica che paga gli utenti per i loro contenuti originali.”]

 

Il social è gratuito, ma l’accesso non è consentito con una semplice registrazione, come di consueto: per entrare a far parte del “club” devi ricevere un invito da qualcuno già registrato, solo così si ha diritto ad entrare.

E fin qui, niente di strano: già altri hanno usato questa modalità di “selezione all’ingresso”, un po’ per far crescere il desiderio di partecipare agli esclusi e un po’ per testare il comportamento degli utenti e la resa del sistema.

Niente di rilevante anche per quanto riguarda la grafica e il layout, che molti sostengono essere una copia “minimal” di Facebook. Scelta forse voluta per evitare quella spiacevole sensazione di straniamento che di solito si prova prima di essersi “abituati” ad un sistema di funzionamento nuovo, diverso dal consueto.

Ma allora? Dov’è la novità? L’aspetto singolare di Tsu è il modo in cui il social funziona: gli utenti sono invitati a condividere foto, link, video, testi, purché siano autentici e originaliWe celebrate authentic and high-quality content of all types. So whether you’re posting new photos, videos, music or links, make tsu the first platform that shares your original content”.

A fronte di ciò il social s’impegna a ridistribuire tra tutti i suoi utenti il 90% dei profitti pubblicitari. Solo il 10% viene incassato da Tsu.

Una gallina dalle uova d’oro, verrebbe da pensare. Basta usare il social secondo modalità già note e il gioco è fatto, ogni utente guadagna una fetta di torta, quasi fosse un socio della baracca. Ma com’è possibile?

Tsu funziona in questo modo: come abbiamo detto, tutti gli utenti di Tsu sono stati invitati a entrare da qualcuno già registrato e a loro volta, probabilmente, hanno successivamente invitato altre persone a entrare. In questo modo si crea una vera e propria rete ed è all’interno di questa rete, chiamata simpaticamente “Family Tree”, che si “fanno i conti” e si distribuiscono i profitti.

Questo vuol dire che quel 90% di cui sopra viene diviso tra tutti gli appartenenti al Family Tree, secondo un algoritmo che lavora secondo la “regola dei terzi infiniti”. Tsu ne spiega il funzionamento in questo modo:

Un utente X invita un utente Y che a sua volta invita Z che invita K. Se il contenuto di K genera un introito di 100$, questi vengono suddivisi tra Tsu, che ne prende il 10% e K, X, Y e Z.

K prenderà il 50% di 90$ (10$ vanno a Tzu, come abbiamo detto), ma K è sul social grazie a Z, che allora prenderà ⅓ dei 90$. Se, però, andiamo a ritroso, Z è entrato grazie a Y, che prenderà ⅓ di ⅓ dei 90$ di partenza. Infine X prenderà la terza parte di ⅓ dei soliti 90$ di partenza. E così via se ci fossero altri utenti a far parte del Family Tree.

A ben vedere non stiamo parlando di cifre che cambiano la vita, tutt’altro. Chi lo ha provato sostiene che le entrate si aggirano intorno ai pochi euro e centesimi di euro.

È pur vero che dalla sua uscita il social ha visto una rapidissima diffusione, ma è ancora troppo presto per fare confronti, avanzare pronostici o tirare le somme sul successo o l’insuccesso di questa “formula a pagamento”.
E voi che ne pensate? Aspettiamo i vostri commenti!

 

 

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