content shock

Le aziende che si impegnano nell’attività di content marketing stanno ottenendo sempre meno risultati a causa di una produzione talmente elevata da superare il fabbisogno degli utenti, quali scenari si prospettano per il futuro?

Da attività opzionale, intrapresa dalle aziende più evolute per aumentare la brand awareness e guadagnare autorevolezza, il content marketing ha finito col diventare una strategia praticata dalla maggioranza dei business.

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Tanto che ora si parla addirittura di Content shock per indicare una produzione oltre limite in cui l’offerta supera di gran lunga la richiesta di contenuti.

Prima o poi doveva accadere. In ambito web tutte le novità tendono ad esaurirsi col tempo, perdendo gran parte del loro appeal e della loro efficacia. Anche la parabola del content marketing non è stata da meno. L’attività di produzione di contenuti intrapresa dalle aziende per soddisfare i bisogni del pubblico e accreditarsi per competenza e autorevolezza viene ormai praticata in misura tale da pregiudicare la sua efficacia.

In tanti, troppi producono contenuti di qualità e attorno agli stessi argomenti. E ogni volta che emerge un nuovo tema, questo viene rapidamente esaurito.

A tutto questo si aggiunge la diminuzione verticale delle condivisioni di contenuti sui social network (tranne quelle di video musicali, che continuano a mantenersi stabili). Questo calo, oltre che all’aumento della competizione, è da attribuirsi anche:

  • Ai cambi di algoritmo di Facebook, che hanno segnato la diminuzione della portata organica dei post aziendali;
  • all’aumento delle condivisioni private (di 2 volte superiori a quelle pubbliche), il cosiddetto dark social, il fenomeno per cui gli utenti prediligono condividere i contenuti tramite messaggistica privata sui vari Messenger, Whatsapp, Telegram, etc.

Nonostante lo scenario possa sembrare apocalittico, l’attuale situazione non dev’essere vissuta con frustrazione, come se impegnarsi in una content marketing strategy equivalga ormai ad una perdita di tempo. Al contrario, la richiesta di contenuti di qualità continuerà ad essere elevata.

Anche se sarà sempre più complicato ottenere dei risultati, ciò non significa che si debba rinunciare ad investire nella qualità. Il fatto che in tanti si impegnino nella distribuzione di contenuti di valore non dev’essere vissuto come un deterrente, ma piuttosto come uno stimolo per reinventare strategie ormai abusate e per tentare di battere nuove strade.

Ad esempio, a fronte di un calo di referral da parte di Facebook, una delle piattaforme che hanno visto l’aumentare delle condivisioni e dell’engagement dei propri contenuti è stata Linkedin. A dimostrazione del fatto che occorre imparare a calibrare la propria strategia adeguandosi al cambiamento o, meglio ancora, tentando di precederlo.

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