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Facebook potrebbe avere finalmente una voce? Non sto parlando di una novità promossa ufficialmente dal team creativo del social network più famoso del mondo ma di speculazioni ad opera di una serie di esperti di web e digitale che hanno ipotizzato una futura possibile estensione del mercato in blu anche ai servizi VoIP.

Secondo una serie di studi e ricerche, infatti, Facebook dovrebbe iniziare a dedicare parte dei propri investimenti economici ed intellettuali nella creazione di un servizio capace di connettere le persone non solo tramite la messaggistica istantanea ma anche attraverso la voce e le immagini, un po’ come Skype per intenderci. Gli esperti affermano che comunque il servizio offerto da Facebook non entrerebbe in competizione con i provider già affermati in questo settore dal momento che il suo uso sarebbe peculiare e connesso al utilizzo generico, già largamente diffuso, che si fa della piattaforma sociale: in poche parole non costituirebbe altro che un improvement  al servizio di social networking. Questo sviluppo, al tempo stesso, garantirebbe a Facebook la possibilità di far evolvere la propria piattaforma, fornendo agli utenti nuovi ed entusiasmanti possibilità: opportunità non da poco, considerate le pessime acque in cui imperversa il social network in blu da quando è stato quotato in borsa.

Google Plus ha ben pensato, invece, di investire maggiore attenzione sulle aziende e sui servizi che è in grado di fornire loro, attraverso il proprio servizio di social networking. Dal 29 agosto, infatti, Big G ha deciso di lanciare una serie di nuove features studiate appositamente per le aziende e volte a migliorare la comunicazione interna delle imprese, attraverso l’utilizzo delle apps made in Google.

Si tratta di una serie di strumenti utili a migliorare i processi comunicativi interni e esterni alle aziende, tra i quali fondamentali restano gli hangouts, ai quali sono state aggiunte tutta una serie di funzionalità che comprendono i restricted post (post visibili solo da chi decide l’azienda, ad esempio dal personale interno), gli inviti, la condivisione di calendari e documenti attraverso Google Docs e Calendar.

Twitter dal canto suo, dopo le polemiche che nelle ultime settimane hanno invaso il web a causa delle severe politiche di restrizione che da qualche tempo a questa parte contraddistinguono il social network cinguettante e che hanno cambiato i rapporti con gli sviluppatori, ha finalmente deciso di certificare i propri partner, i quali saranno i soli a poter collaborare attivamente e ufficialmente con Twitter. Questi, sono stati ristretti ad un numero pari a 12 e divisi in 3 macro categorie, sulla base del ruolo che ricoprono:

  • Analytics tools, atti a misurare le proprie attività su Twitter e ad analizzare gli eventuali ritorni di investimento (Attensity, Crismon Hexagon, Dataminr, Exact Target);
  • Data resellers tools, per diffondere i contenuti in massa (Data Sift, Gnip,TOPSY);
  • Engagement tools, utili agli utenti per pubblicare contenuti (Hootsuite, Mass Relevance, Radian6, SocialFlow, Sprinklr).

Questa scelta, sebbene possa rappresentare un vantaggio per gli utenti poiché, in qualche modo, garantisce loro di utilizzare solamente gli strumenti realmente affidabili e approvati, non mancherà di suscitare più di una polemica da parte degli sviluppatori e dei creatori di app: staremo a vedere.

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