le migliori pagine Facebook1

Anche a me capita spesso di concludere un articolo con una bella domanda rivolta ai lettori; del resto mi è stato insegnato che riuscire a inserire una call-to-action all’interno di un post dovrebbe facilitare l’intervento dei lettori all’interno della discussione. Ma è davvero così? O meglio: anche all’interno dei social network funziona così? Cercherò oggi di dare una risposta a questa fatidica domanda. 

E’ evidente che all’interno delle pagine Facebook i post funzionano in modo diverso in base al contenuto presente al loro interno e in base ad una serie di caratteristiche che li contraddistinguono rispetto ad altri e che, per questo, consentono una maggiore o minore interazione da parte dei lettori e degli utenti di quella pagina. Ci sono articoli che raccolgono un maggior numero di mi piace, altri che vengono condivisi più facilmente, altri ancora che diventano una vera e propria fonte di dibattito. Cosa differenzia questi post da quelli che, al contrario, vengono dimenticati?

Innanzitutto le immagini. Come ho detto più volte, la loro forza influisce in maniera prepotentemente violenta sull’incisività di un articolo rispetto ad un altro.

Sono però anche le parole ad avere un grande impatto sui lettori. Ed ecco che spunta fuori la questione della domanda in chiusura ad un articolo. Funziona? Non funziona? Se sì, perchè?

Ecco che a rispondere a questi interrogativi mi è corsa in aiuto una ricerca pubblicata da Hubspot, svolta tramite un’analisi di oltre 1,2 milioni di messaggi ricavati dalle 10.000 pagine più frequentate di Facebook.

Dall’indagine è emerso che, effettivamente, i post che contengono una domanda finale rivolta direttamente ai lettori ottengono più commenti ma che, al tempo stesso, vengono meno apprezzati (ovvero, ottengono meno like) e soprattutto sono condivisi con amici e contatti in misura molto minore. Più nel dettaglio, la ricerca ha evidenziato che ottengono interazioni maggiori i post che contengono domande al cui interno sono presenti le parole “should“, “would” e “who” (“dovresti”, “vorresti” e “chi”) mentre vengono più facilmente ignorati quelli che contengono “why” e “how” (“perchè” e “come”).

Senza entrare eccessivamente nel dettaglio, l’opinione generale che emerge da questo studio è che i post contenenti delle domande di chiusura sono ottimi se l’obiettivo è quello di generare community ma non sono altrettanto efficaci per creare engagement nei fan.

Fatemi sapere se le vostre esperienze personali sono in linea con queste idee o se, al contrario, smentiscono i dati della ricerca.

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