google plus e i nomi

Google Plus e i nuovi nomi: basteranno?

Tutorial
di in Tutorial il 26 Luglio 2014

 

Dopo che per anni la posizione di Google e del suo team è stata assolutamente più che severa in merito alla specifica della reale identità dei suoi iscritti, soprattutto all’interno del social network di Mountain View, Google Plus, ecco che le cose stanno per cambiare.

La squadra di GPlus sembrerebbe, infatti, intenzionata a dare il via libera alle iscrizioni mediante nickname: fino a questo momento non era stato possibile, in parte perchè da quando il social network è nato ha sempre cercato di ricalcare le usanze e le tradizioni del suo principale concorrente (Facebook), e quindi non avrebbe mai potuto permettere una registrazione che non fosse del tutto simile a quella proposta anche dal social network di Palo Alto. Secondariamente perchè la politica relativa alla privacy in Google è sempre stata decisamente ferrea, per quanto riguarda tutti i servizi che Google offre ai suoi utenti, Gmail e Youtube compresi.

Allora viene da chiedersi: come mai questo improvviso cambio di atteggiamento? Cosa è stata la causa scatenante che ha permesso di trasformare le policy così rigide del social di Mountain View?

Maliziosamente verrebbe da dire che le stanno provando un po’ tutte per cercare di attrarre nuovi utenti, e le dichiarazioni di Google in merito sembrano confermarlo. La decisione, infatti, sembrerebbe essere stata presa per cercare di tutelare anche tutti quegli utenti che in questi anni hanno avuto dei problemi ad iscriversi ai servizi offerti da BigG, Google Plus in primis, per ragione di tutela della privacy. Dando loro la possibilità di iscriversi anche sotto falso nome o attraverso un nickname, anche gli utenti più preoccupati per la messa in scena della propria privacy online potranno godere di tutti i servizi che Google offre loro.

La motivazione,però, sembra, ahimè, quanto mai risicata. Innanzitutto questo potrebbe creare dei problemi non di poco conto per tutti coloro che utilizzano il social network per fini promozionali, come le aziende ma anche tutti i privati che sfruttano le sue grandissime potenzialità per aumentare la propria visibilità online: è chiaro che fare le stesse operazioni con un pubblico non completamente “realistico” potrebbe comportare conseguenze negative non facilmente gestibili e prevedibili.

In secondo luogo la ragione addotta dallo staff di Google sembra più una scusa che non una reale intenzione di aprirsi ad un pubblico più vasto:  dopo qualche anno dalla sua creazione Google + fa ancora fatica a decollare, nonostante qualche aspetto più che positivo ci sia. Anche la tanto ostentata possibilità di indicizzare i contenuti di Gplus all’interno del motore di ricerca di Google ha in realtà dei limiti, dal momento che -come dimostrato recentemente anche su un articolo di Wired– in realtà la maggior parte del traffico veicolata dai social network ai siti web è, ovviamente, determinata dall’uso di Facebook e non dalla piattaforma di BigG.

Non è la prima volta che Google tenta delle modifiche per provare ad avere un maggiore appeal nei confronti del suo potenziale pubblico ma anche questa scelta, purtroppo, sembra più una decisione di ripiego che altro. Non affrettiamo però i giudizi: nelle prossime settimane vedremo insieme come si evolverà anche questa piattaforma.

 

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