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Molti di noi, e sicuramente i più esperti di advertising online, già sapranno che Google da sempre ha adottato una serie di strategie affinché le campagne di promozione online siano il più efficaci possibili.

Tra queste strategie, una delle più importanti, utili ad individuare il giusto target di riferimento, si riferisce al cosiddetto behavioural advertising ossia allo studio del comportamento degli utenti. La novità di Mountain View riguarda proprio questo campo di indagine, dal momento che il team di Google ha da poco progettato e deciso di integrare i propri strumenti con l’ Advertising based on environmental conditions.

Come è facilmente desumibile dal nome, il nuovo servizio (che si rivolge principalmente agli utenti mobile) analizza le dinamiche “ambientali” che caratterizzano i singoli utenti e in questo modo Big G sa dove sei, cosa fai, che tempo fa ed è capace di darti consigli sugli acquisti in relazione a questi parametri.

Così almeno è quanto hanno dichiarato i dirigenti di Google:

Un browser web o un motore di ricerca possono ottenere dai sensori (dei telefoni) informazioni sull’ambiente (es. temperatura, umidità, luce, suono, composizione dell’aria) in cui si trova l’utente.

In questo modo i pubblicitari o gli online advertiser possono specificare che determinati ad appaiano solamente agli utenti che si trovano nelle condizioni ambientali corrispondenti a certi criteri, legati alle caratteristiche del prodotto da promuovere.

In poche parole Google potrebbe essere capace di identificare il rumore di pioggia scrosciante e consigliarti un negozio nei paraggi per comprare un ombrello, o riconoscere il brusio di uno stadio e indicarti uno shop specializzato in articoli sportivi.

Certamente il servizio offrirà un nuovo universo, potenzialmente illimitato, in cui i pubblicitari potranno intervenire e sbizzarrirsi per promuovere in modo alternativo i prodotti dei propri clienti.

Ma è altrettanto vero che in un momento come questo, in cui le battaglie sulla privacy sono all’ordine del giorno, il servizio rischia di invadere eccessivamente la sfera privata degli utenti, i quali potrebbero non apprezzarlo in egual misura.

Proprio per questa ragione Microsoft ha preferito concentrare maggiormente la propria attenzione su quanto la pubblicità possa infastidire gli utenti piuttosto che implementare i servizi di geolocalizzazione legati all’advertising. Ha infatti deciso di inventare un sistema a pagamento da mettere a disposizione degli internauti che intendano saltare gli spot pubblicitari: una soluzione poco economica ma sicuramente molto utile.

Insomma Google ha decisamente preferito rischiare, prima con l’implemetazione 2.0 dei contenuti social all’interno del motore (ne abbiamo parlato in un altro articolo) e ora con questo nuovo servizio; d’altra parte se non rischi…metti tutto a rischio. Noi possiamo solo dire: in bocca al lupo Google !

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